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DOCUMENTO SUI RISCHI GENERALI DEGLI INVESTIMENTI IN STRUMENTI
FINANZIARI QUESTO DOCUMENTO NON DESCRIVE TUTTI I RISCHI ED ALTRI ASPETTI
SIGNIFICATIVI RIGUARDANTI GLI INVESTIMENTI IN STRUMENTI FINANZIARI E I SERVIZI
DI GESTIONE PATRIMONIALE PERSONALIZZATA MA HA LA FINALITA’ DI FORNIRE ALCUNE
INFORMAZIONI DI BASE SUI RISCHI CONNESSI A TALI INVESTIMENTI E SERVIZI. AVVERTENZE GENERALI Prima
di effettuare un investimento in strumenti finanziari l’investitore deve
informarsi presso il proprio intermediario sulla natura e i rischi delle
operazioni che si accinge a compiere. L’investitore
deve concludere un’operazione solo se ha ben compreso la sua natura ed il grado
di esposizione al rischio che esso comporta. Prima
di concludere un’operazione, una volta apprezzato il suo grado di rischio,
l’investitore e l’intermediario devono valutare se l’investimento è adeguato
per l’investitore, con particolare riferimento alla situazione patrimoniale,
agli obiettivi di investimento ed alla esperienza nel campo degli investimenti
in strumenti finanziari di quest’ultimo. PARTE “A” LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI UN INVESTIMENTO IN STRUMENTI
FINANZIARI Per
apprezzare il rischio derivante da un investimento in strumenti finanziari è
necessario tenere presenti i seguenti elementi : 1) la
variabilità del prezzo dello strumento finanziario ; 2) la
sua liquidità ; 3) la
divisa in cui è denominato ; 4) gli
altri fattori fonte di rischi generali. 1) La variabilità del prezzo Il
prezzo di ciascun strumento finanziario dipende da numerose circostanze e può
variare in modo più o meno accentuato a seconda della sua natura. 1.1) titoli
di capitale e titoli di debito. Occorre
distinguere innanzitutto tra titoli di
capitale (i titoli più diffusi di tale categoria sono le azioni) e titoli di debito (tra i più diffusi
titoli di debito si ricordano le obbligazioni e i certificati di deposito),
tenendo conto che : a) acquistando
titoli di capitale si diviene soci della società emittente, partecipando per
intero al rischio economico della medesima ; chi investe in titoli
azionari ha diritto a percepire annualmente il dividendo sugli utili conseguiti
nel periodo di riferimento che l’assemblea dei soci deciderà di distribuire.
L’assemblea dei soci può comunque stabilire di non distribuire alcun
dividendo ; b) acquistando
titoli di debito si diviene finanziatori della società o degli enti che li
hanno emessi e si ha diritto a percepire periodicamente gli interessi previsti
dal regolamento dell’emissione e, alla scadenza, al rimborso del capitale
prestato. A
parità di altre condizioni, un titolo di capitale è più rischioso di un titolo
di debito, in quanto la remunerazione spettante a chi lo possiede è
maggiormente legata all’andamento economico della società emittente. Il
detentore di titoli di debito invece rischierà di non essere remunerato solo in
caso di dissesto finanziario della società emittente. Inoltre,
in caso di fallimento della società emittente, i detentori di titoli di debito
potranno partecipare, con gli altri creditori, alla suddivisione - che comunque
si realizza in tempi solitamente molto lunghi - dei proventi derivanti dal
realizzo delle attività della società, mentre è pressoché escluso che detentori
di titoli di capitale possano vedersi restituire una parte di quanto investito. 1.2) Rischio specifico e rischio generico. Sia
per i titoli di capitale che per i titoli di debito, il rischio può essere
idealmente scomposto in due componenti : il rischio specifico ed il
rischio generico (o sistematico). Il rischio specifico dipende dalle
caratteristiche peculiari dell’emittente (vedi il successivo punto 1.3) e può
essere diminuito sostanzialmente attraverso la suddivisione del proprio investimento
tra titoli emessi da emittenti diversi (diversificazione del portafoglio),
mentre il rischio sistematico rappresenta quella parte di variabilità del
prezzo di ciascun titolo che dipende dalle fluttuazioni del mercato e non può
essere eliminato per il tramite della diversificazione. Il
rischio sistematico per i titoli di capitale trattati su un mercato organizzato
si origina dalle variazioni del mercato in generale ; variazioni che
possono essere identificate nei movimenti dell’indice di mercato. Il
rischio sistematico dei titoli di debito (vedi il successivo punto 1.4) si
origina dalle fluttuazioni dei tassi d’interesse di mercato che si ripercuotono
sui prezzi (e quindi sui rendimenti) dei titoli in modo tanto più accentuato
quanto più lunga è la loro vita residua ; la vita residua di un titolo ad
una certa data è rappresentata dal periodo di tempo che deve trascorrere da
tale data al momento del suo rimborso. 1.3) Il
rischio emittente. Per
gli investimenti in strumenti finanziari è fondamentale apprezzare la solidità
patrimoniale delle società emittenti e le prospettive economiche delle medesime
tenuto conto delle caratteristiche dei settori in cui le stesse operano. Si
deve considerare che i prezzi dei titoli
di capitale riflettono in ogni momento una media delle aspettative che i
partecipanti al mercato hanno circa le prospettive di guadagno delle imprese
emittenti. Con
riferimento ai titoli di debito, il
rischio che le società o gli enti finanziari emittenti non siano in grado di
pagare gli interessi o di rimborsare il capitale prestato si riflette nella
misura degli interessi che tale obbligazioni garantiscono agli investitori.
Quanto maggiore è la rischiosità percepita dall’emittente tanto maggiore è il
tasso di interesse che l’emittente dovrà corrispondere all’investitore. Per
valutare la congruità del tasso d’interesse pagato da un titolo si devono
tenere presenti i tassi di interesse corrisposti dagli emittenti il cui rischio
è considerato più basso, ed in particolare il rendimento offerto dai titoli di
Stato, con riferimento a emissioni con pari scadenza. 1.4) Il
rischio di interesse. Con
riferimento ai titoli di debito,
l’investitore deve tener presente che la misura effettiva degli interessi si
adegua continuamente alle condizioni di mercato attraverso variazioni del
prezzo dei titoli stessi. Il rendimento di un titolo di debito si avvicinerà a
quello incorporato nel titolo stesso al momento dell’acquisto solo nel caso in
cui il titolo stesso venisse detenuto dall’investitore fino alla scadenza. Qualora
l’investitore avesse necessità di smobilizzare l’investimento prima della
scadenza del titolo, il rendimento effettivo potrebbe rivelarsi diverso da
quello garantito dal titolo al momento del suo acquisto. In
particolare, per i titoli che prevedono il pagamento di interessi in modo
predefinito e non modificabile nel corso della durata del prestito (titoli a
tasso fisso), più lunga è la vita residua maggiore è la variabilità del prezzo
del titolo stesso rispetto a variazione dei tassi di interesse di mercato. Ad
esempio, si consideri un titolo zero coupon - titolo a tasso fisso che prevede
il pagamento degli interessi in un’unica soluzione alla fine del periodo - con
vita residua 10 anni e rendimento del 10% all’anno ; l’aumento di un punto
percentuale dei tassi di mercato determina, per il titolo suddetto, una
diminuzione del prezzo del 8,6%. È
dunque importante per l’investitore, al fine di valutare l’adeguatezza del
proprio investimento in questa categoria di titoli, verificare entro quali tempi
potrà avere necessità di smobilizzare l’investimento. 1.5)
L’effetto
della diversificazione degli investimenti. Gli organismi di investimento collettivo. Come
si è accennato, il rischio specifico di un particolare strumento finanziario
può essere eliminato attraverso la diversificazione, cioè suddividendo
l’investimento tra più strumenti finanziari. La diversificazione può tuttavia
risultare costosa e difficile da attuare per un investitore con un patrimonio
limitato. L’investitore può raggiungere un elevato grado di diversificazione a
costi contenuti investendo il proprio patrimonio in quote o azioni di organismi
di investimento collettivo (fondi comuni d’investimento e Società di
investimento a capitale variabile - SICAV). Questi organismi investono le disponibilità
versate dai risparmiatori tra le diverse tipologie di titoli previsti dai
regolamenti o programmi di investimento adottati. Con
riferimento a fondi comuni aperti, ad esempio, i risparmiatori possono entrare
o uscire dall’investimento acquistando o vendendo le quote del fondo sulla base
del valore teorico (maggiorato o diminuito delle commissioni previste) della
quota ; valore che si ottiene dividendo il valore dell’intero portafoglio
gestito dal fondo, calcolato ai prezzi di mercato, per il numero delle quote in
circolazione. Occorre
sottolineare che gli investimenti in
queste tipologie di strumenti finanziari possono comunque risultare rischiosi a
causa delle caratteristiche degli strumenti finanziari in cui prevedono di
investire (ad esempio, fondi che investono solo in titoli emessi da Società
operanti in un particolare settore o in titoli emessi da Società aventi sede in
determinati Stati) oppure a causa di una insufficiente diversificazione degli
investimenti. 2) La liquidità. La
liquidità di uno strumento finanziario consiste nella sua attitudine a
trasformarsi prontamente in moneta senza perdita di valore. Essa
dipende in primo luogo dalle caratteristiche del mercato in cui il titolo è
trattato. In generale, a parità di altre condizioni, i titoli trattati su mercati organizzati sono più liquidi dei titoli
non trattati su detti mercati. Questo in quanto la domanda e l’offerta di
titoli viene convogliata in gran parte su tali mercati e quindi i prezzi ivi
rilevati sono più affidabili quali indicatori dell’effettivo valore degli
strumenti finanziari. Occorre
tuttavia considerare che lo smobilizzo di titoli trattati in mercati
organizzati a cui sia difficile accedere, perché aventi sede in paesi lontani o
per altri motivi, può comunque comportare per l’investitore difficoltà di
liquidare i propri investimenti e la necessità di sostenere costi aggiuntivi. 3) La divisa. Qualora
uno strumento finanziario sia denominato in una divisa diversa da quella di
riferimento per l’investitore, tipicamente la lira per l’investitore italiano,
al fine di valutare la rischiosità complessiva dell’investimento occorre tenere
presente la volatilità del rapporto di cambio tra la divisa di riferimento (la
lira) e la divisa estera in cui è denominato l’investimento. L’investitore
deve considerare che i rapporti di cambio con le divise di molti paesi, in
particolare di quelli in via di sviluppo, sono altamente volatili e che
comunque l’andamento dei tassi di cambio può condizionare il risultato
complessivo dell’investimento. 4) Gli altri fattori fonte di rischi generali. 4.1) Denaro
e valori depositati. L’investitore
deve informarsi circa le salvaguardie previste per le somme di denaro ed i
valori depositati per l’esecuzione delle operazioni, in particolare, nel caso
di insolvenza dell’intermediario. La possibilità di rientrare in possesso del
proprio denaro e dei valori depositati potrebbe essere condizionata da
particolari disposizioni normative vigenti nei luoghi in cui ha sede il
depositario nonché dagli orientamenti degli organi a cui, nei casi di
insolvenza, vengono attribuiti i poteri di regolare i rapporti patrimoniali del
soggetto dissestato. 4.2) Commissioni
ed altri oneri. Prima
di avviare l’operatività, l’investitore deve ottenere dettagliate informazioni
a riguardo di tutte le commissioni, spese ed altri oneri che saranno dovute
all’intermediario. Tali informazioni devono essere comunque riportate nel
contratto d’intermediazione. L’investitore deve sempre considerare che tali
oneri andranno sottratti ai guadagni eventualmente ottenuti nelle operazioni
effettuate mentre si aggiungeranno alle perdite subite. 4.3) Operazioni
eseguite in mercati aventi sede in altri giurisdizioni. Le
operazioni eseguite su mercati aventi sede all’estero, incluse le operazioni
aventi ad oggetto strumenti finanziari trattati anche in mercati nazionali,
potrebbero esporre l’investitore a rischi aggiuntivi. Tali mercati potrebbero
essere regolati in modo da offrire ridotte garanzie e protezioni agli
investitori. Prima di eseguire qualsiasi operazione su tali mercati,
l’investitore dovrebbe informarsi sulle regole che riguardano tali operazioni.
Deve inoltre considerare che, in tali casi, l’autorità di controllo sarà
impossibilitata ad assicurare il rispetto delle norme vigenti nelle giurisdizioni
dove le operazioni vengono eseguite.
L’investitore dovrebbe quindi informarsi circa le norme vigenti su tali mercati
e le eventuali azioni che possono essere intraprese con riferimento a tali
operazioni. 4.4) Sistemi
elettronici di supporto alle negoziazioni. Gran
parte dei sistemi di negoziazione elettronici o ad asta gridata sono supportati
da sistemi computerizzati per le procedure di trasmissione degli ordini (order routing), per l’incrocio, la
registrazione e la compensazione delle operazioni. Come tutte le procedure
automatizzate, i sistemi sopra descritti possono subire temporanei arresti o
essere soggetti a malfunzionamenti. La
possibilità per l’investitore di essere risarcito per perdite derivanti
direttamente o indirettamente dagli eventi sopra descritti potrebbe essere
compromessa da limitazioni di responsabilità stabilite dai fornitori dei
sistemi o dai mercati. L’investitore dovrebbe informarsi presso il proprio
intermediario circa le limitazioni di responsabilità suddette connesse alle operazioni che si accinge a porre in
essere. 4.5) Sistemi
elettronici di negoziazione. I
sistemi di negoziazione computerizzati possono essere diversi tra loro oltre
che differire dai sistemi di negoziazione “gridati”. Gli ordini da eseguirsi su
mercati che si avvalgono di sistemi di negoziazione computerizzati potrebbero
risultare non eseguiti secondo le modalità specificate dall’investitore o
risultare ineseguiti nel caso i sistemi di negoziazione suddetti subissero
malfunzionamenti o arresti imputabili
all’hardware o al software dei sistemi medesimi. 4.6) Operazioni
eseguite fuori da mercati organizzati. Gli
intermediari possono eseguire operazioni fuori dai mercati organizzati.
L’intermediario a cui si rivolge l’investitore potrebbe anche porsi in diretta
contropartita del cliente (agire, cioè, in conto proprio). Per le operazioni
effettuate fuori dai mercati organizzati può risultare difficoltoso o
impossibile liquidare uno strumento finanziario o apprezzarne il valore
effettivo e valutare l’effettiva esposizione al rischio, in particolare qualora
lo strumento finanziario non sia trattato su alcun mercato organizzato. Per
questi motivi, tali operazioni comportano l’assunzione di rischi più elevati. Prima
di effettuare tali tipologie di operazioni l’investitore deve assumere tutte le
informazioni rilevanti sulle medesime, le norme applicabili ed i rischi
conseguenti. PARTE “B” LA RISCHIOSITA’ DEGLI INVESTIMENTI IN STRUMENTI FINANZIARI
DERIVATI Gli
strumenti finanziari derivati sono caratterizzati da una rischiosità molto
elevata il cui apprezzamento da parte dell’investitore è ostacolato dalla loro
complessità. È
quindi necessario che l’investitore concluda un’operazione avente ad oggetto
tali strumenti solo dopo averne compreso la natura ed il grado di esposizione
al rischio che essa comporta. L’investitore deve considerare che la complessità
di tali strumenti può favorire l’esecuzione di operazioni non adeguate. Si
consideri che, in generale, la negoziazione di strumenti finanziari derivati
non è adatta per molti investitori. Una
volta valutato il rischio dell’operazione, l’investitore e l’intermediario
devono verificare se l’investimento è adeguato per l’investitore, con
particolare riferimento alla situazione patrimoniale, agli obiettivi d’investimento
ed alla esperienza nel campo degli investimenti in strumenti finanziari
derivati di quest’ultimo. Si
illustrano di seguito alcune caratteristiche di rischio dei più diffusi
strumenti finanziari derivati. 1) I futures 1.1) L’effetto
“leva”. Le
operazioni su futures comportano un elevato grado di rischio. L’ammontare del
margine iniziale è ridotto (pochi punti percentuali) rispetto al valore dei
contratti e ciò produce il così detto “effetto leva”. Questo significa che un
movimento dei prezzi di mercato relativamente piccolo avrà un impatto
proporzionalmente più elevato sui fondi depositati presso
l’intermediario : tale effetto potrà risultare a sfavore o a favore
dell’investitore. Il margine versato inizialmente, nonché gli ulteriori
versamenti effettuati per mantenere la posizione, potranno di conseguenza
andare perduti completamente. Nel caso i movimenti di mercato siano a sfavore
dell’investitore, egli può essere chiamato a versare fondi ulteriori con breve
preavviso al fine di mantenere aperta la propria posizione in futures. Se
l’investitore non provvede ad effettuare i versamenti addizionali richiesti
entro il termine comunicato, la posizione può essere liquidata in perdita e
l’investitore debitore di ogni altra passività prodottasi. 1.2) Ordini
e strategie finalizzate alla riduzione del rischio. Talune
tipologie di ordini finalizzate a ridurre le perdite entro certi ammontari
massimi predeterminati possono
risultare inefficaci in quanto particolari condizioni di mercato potrebbero
rendere impossibile l’esecuzione di tali ordini. Anche strategie d’investimento
che utilizzano combinazioni di posizioni, quali le “proposte combinate
standard” potrebbero avere la stessa rischiosità di singole posizioni “lunghe”
o “corte”. 2) Opzioni Le
operazioni in opzioni comportano un elevato livello di rischio. L’investitore
che intenda negoziare opzioni deve preliminarmente comprendere il funzionamento
delle tipologie di contratti che intende negoziare (put e call). 2.1) L’acquisto
di un’opzione. L’acquisto
di un’opzione è un investimento altamente volatile ed è molto elevata la
probabilità che l’opzione giunga a scadenza senza alcun valore. In tal caso,
l’investitore avrà perso l’intera somma utilizzata per l’acquisto del premio
più le commissioni. A
seguito dell’acquisto di un’opzione, l’investitore può mantenere la posizione
fino a scadenza o effettuare un’operazione di segno inverso, oppure, per le
opzioni di tipo “americano”, esercitarla prima della scadenza. L’esercizio
dell’opzione può comportare o il regolamento in denaro di un differenziale
oppure l’acquisto o la consegna dell’attività sottostante. Se l’opzione ha per
oggetto contratti futures, l’esercizio della medesima determinerà l’assunzione
di una posizione futures e le connesse obbligazioni concernenti l’adeguamento
dei margini di garanzia. Un
investitore che si accingesse ad acquistare un’opzione relativa ad un’attività
il cui prezzo di mercato fosse molto distante dal prezzo a cui risulterebbe
conveniente esercitare l’opzione (deep out of the money), deve considerare che
la possibilità che l’esercizio dell’opzione diventi profittevole è remota. 2.2) La
vendita di un’opzione. La
vendita di un’opzione comporta in generale l’assunzione di un rischio molto più
elevato di quello relativo al suo acquisto. Infatti, anche se il premio
ricevuto per l’opzione venduta è fisso, le perdite che possono prodursi in capo
al venditore dell’opzione possono essere potenzialmente illimitate. Se
il prezzo di mercato dell’attività sottostante si muove in modo sfavorevole, il
venditore dell’opzione sarà obbligato ad adeguare i margini di garanzia al fine
di mantenere la posizione assunta. Se l’opzione venduta è di tipo “americano”,
il venditore potrà essere in qualsiasi momento chiamato a regolare l’operazione
in denaro o ad acquistare o consegnare l’attività sottostante. Nel caso
l’opzione venduta abbia ad oggetto contratti futures, il venditore assumerà una
posizione in futures e le connesse obbligazioni concernenti l’adeguamento dei
margini di garanzia. L’esposizione
al rischio del venditore può essere ridotta detenendo una posizione sul
sottostante (titoli, indici o altro) corrispondente a quella con riferimento
alla quale l’opzione è stata venduta. 3) Gli altri fattori fonte di rischio comuni
alle operazioni in futures e opzioni. Oltre
ai fattori
L’investitore
deve informarsi presso il proprio intermediario circa i termini e le condizioni
dei contratti derivati su cui ha intenzione di operare. Particolare attenzione
deve essere prestata alle condizioni per le quali l’investitore può essere
obbligato a consegnare o a ricevere l’attività sottostante il contratto futures
e, con riferimento alle opzioni, alle date di scadenza e alle modalità di
esercizio. In
talune particolari circostanze le condizioni contrattuali potrebbero essere
modificate con decisione dell’organo di vigilanza del mercato o della clearing
house al fine di incorporare gli effetti di cambiamenti riguardanti le attività
sottostanti. 3.2) Sospensione
o limitazione degli scambi e della relazione tra i prezzi. Condizioni
particolari di illiquidità del mercato nonché l’applicazione di talune regole
vigenti su alcuni mercati (quali le sospensioni derivanti da movimenti di
prezzo anomali c.d. circuit breakers),
possono accrescere il rischio di perdite rendendo impossibile effettuare operazioni o liquidare o
neutralizzare le posizioni. Nel caso di posizioni derivanti dalla vendita di
opzioni ciò potrebbe incrementare il rischio di subire delle perdite. |